Catrame / 1995

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Catrame • 1995


Master: -
Nastro: -
Altre copie: -
Anno di produzione: 1995
Durata: 02'17”
Aspect ratio: 1.33 : 1
Audio: stereo
Lingue originali: -
Produzione: Opificio Ciclope 2003
Première: -
Data première: ?
Genere: -
Trasmesso da: -
Proiezioni principali:-
Premi: -

Sinossi e presentazione originale

Catrame è ispirato e dedicato a La mostra delle atrocità di James G. Ballard, scrittore di fantascienza che ha indagato le trasformazioni della società moderna
e la comunicazione mediatica.

"L'unica performance è quella che si manifesta nell'attesa e nello sforzo… tesa a scattare, il corpo non ha sbocchi, nessun luogo verso cui dirigersi…"
G. Deleuze, “Francis Bacon: logica della sensazione”

Catrame si svolge interamente all'interno di una grande scatola trasparente di plexiglas, lunga 9 metri e larga 3.

Pannelli di ferro, modulabili, compongono la struttura scenica; una scatola geometricamente perfetta scompone il movimento degli attori all'interno, come negli esperimenti fotografici di Muybridge...

La scatola è una grande vetrina, un'esposizione (di atrocità), un tributo a J.G. Ballard, autore al quale Catrame è particolarmente dedicato...

The Atrocity Exhibition e Crash scritti da Ballard hanno ispirato Catrame: la scena, "il campo operatorio del corpo" è completamente chiuso, separato dall'ambiente esterno, proprio come una cella di isolamento, una stanza sterile e sottovuoto; allo stesso modo anche la percezione del mondo può essere confezionata sottovuoto dall'abitacolo di un'auto o dallo schermo di una Tv.

Il ritmo della performance è scandito da continui “crash test”, che il protagonista esegue instancabilmente, saltando in aria e ricadendo a terra, mentre i microfoni amplificano per il pubblico fuori dalla scatola il fragore degli impatti e i respiri. Gli attori controllano luci ed effetti sonori dall'interno: l'intera dotazione tecnica è sul fondo di questa struttura scenica, come un grande laboratorio scientifico / maniacale.

In Catrame la raving ritmica delle voci e delle immagini è ispirata dagli scritti più ossessivi e osceni di Ballard, dalle pitture con l'esasperata tensione muscolare di Bacon, dall'ironia di Burroughs.

Catrame si staglia di fronte al pubblico come uno schermo luminosissimo e giallo, molto grande.


Altre risorse

Regia

-

Soggetto

-

Visual Archive

BAR-BITURICI

Grafiche

DNA

Montaggio

-

Diretto da

END

Sound

A – ZAT

Produzione

Associazione Culturale MOTUS – ONLUS Rimini
Opificio Ciclope

Locations

--

Cinepresa

-
Nuova digitalizzazione e restauro 2025, preview

Questo film è stato digitalizzato e restaurato
grazie al progetto "Wunderkammer",
sostenuto dal PR FESR Emilia-Romagna 2021 2027, sostegno all'innovazione e agli investimenti delle imprese culturali creative
Loghi istituzionali

Proiezioni a marchio

--

--


Altri materiali

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This is Mombaruzzo / in lavorazione

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This is Mombaruzzo • in lavorazione


Master: vari

Anno di produzione: in lavorazione

Durata prevista: 90'
Aspect ratio: 1.78 : 1

Audio: stereo

Lingue originali: italiano

Produzione: Opificio Ciclope in collaborazione con Dipartimento di Sociologia Università degli Studi Milano Bicocca

Première: nessuna
Genere: documentario

Trasmesso da: no

Proiezioni: no

Sinossi e presentazione originale

This is Mombaruzzo è un documentario che racconta la storia di un piccolo borgo di campagna, scenario di un esodo rurale. Qui, vino, tartufo e feste paesane non sono più solo simboli di un'identità culturale, ma sono diventati marchi da vendere a un pubblico affamato di esperienze consumistiche. Il film affronta temi come lo spopolamento, il declino economico, culturale e sociale, la scomparsa dei servizi e delle opportunità, con borghi deturpati da un'architettura industriale degradata.
La prosperità agricola può coesistere con il declino rurale? Case, ma non più fattorie.
La tradizione? Un remix, un tradimento accettato.
Villaggi vuoti, vecchi in attesa. Guerre per tartufi, turisti da Easy Rider, bar senza tempo, barbera e fanghi industriali.
Le relazioni si riducono a schermi. Sopravvivremo o resteremo fantasmi connessi?
Un film tra memoria e illusione, tra ciò che resiste e una comunità separata da distanze invisibili.
Fare territorio o seppellirlo?
Le aree extra-urbane, a bassa densità di popolazione, sono tradizionalmente caratterizzate da condizioni di “deprivazione” in termini di accessibilità, risorse e opportunità.
Per decenni sono state segnate da una perdita costante di popolazione e da un progressivo invecchiamento, in un circolo vizioso che ha abbassato la soglia minima necessaria a garantire servizi essenziali.
Gli abitanti di Mombaruzzo si sono come svuotati dentro: spaventati da un futuro incomprensibile, si rifugiano in un passato mitizzato.
Nuioch, A ca’ nostra, ‘Na vota sono le parole con cui iniziano i discorsi per rincuorarsi a vicenda, scuotendo la testa sconsolati davanti a un destino che percepiscono come ingiusto.
Questa apparente benevolenza, tuttavia, non impedisce che tutti cerchino di controllare tutti e che, di conseguenza, ognuno tenti di nascondere i propri intrighi e le proprie bassezze. È per questo che la macina del pettegolezzo lavora incessantemente, giorno e notte.
L’etnofiction è lucidità. Un inganno?
Il vero scivola nel verosimile, la realtà diventa miraggio. Si procede per tappe sul campo, si costruisce un’allucinazione.
Gilberto osserva un mondo che si sfalda.
Tre modi di guardare il passato: idealizzarlo, disprezzarlo, sentirlo estraneo.
Una bellezza fragile, destinata a perdersi e a resistere allo stesso tempo, come una collina che continua a esistere, indifferente, sotto il peso del cielo.
Tutto sembra sospeso, come se il presente fosse un compromesso tra un passato che si rifiuta di sparire e un futuro che non ha ancora trovato il coraggio di esistere.
Ogni cosa è vera e, al tempo stesso, inutile, come se la fatica dell’esistere fosse l’unica certezza possibile.
Un mondo assurdamente vivo, dove ogni tentativo di rinascita si scontra con la certezza della caduta.
Malgrado la vita, siccome la morte.
Nei piccoli paesi è possibile osservare la morte in presa diretta: forse per i tanti anziani, forse per le case vuote, o forse per le case di riposo che punteggiano il territorio.
L’alternarsi delle primavere riaccende la luce nelle sale e ogni volta si fa la conta. In città è diverso: persone e cose si inseguono in un flusso costante, dove è impossibile scorgerne la fine.
È come giungere a cavallina.
Qui, invece, i morti si vedono ancora. L’ultimo aveva un occhio mezzo aperto, infagottato nella bara. Non mi ha fatto grande effetto, anche se lo conoscevo.
Era l’ultimo ipogeo astronauta.
Produzione

Opificio Ciclope

Regia

Alessandro Diaco

Soggetto

Gilberto Marengo

Fotografia

Alessandro Diaco

Videografica

Alvise Renzini

Montaggio

Alessandro Diaco

Musica originale

AA.VV.

Produzione esecutiva

Elena Dell'Agnese

Un'iniziativa finanziata

Progetto di ricerca GreenAtlas
An Environmetal Atlas of Italian Landscapes

Cast

Gilberto Marengo

Location

Mombaruzzo

Telecamera

Sony HVR-Z1E Camcorder

Nuova digitalizzazione e restauro 2025, preview

Questo film è stato digitalizzato e restaurato
grazie al progetto "Wunderkammer",
sostenuto dal PR FESR Emilia-Romagna 2021 2027, sostegno all'innovazione e agli investimenti delle imprese culturali creative
Loghi istituzionali

Sonic in London / 1997

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Sonic in London • 1997


Master: VHS
Nastro: Basf E120 Bulk
Anno di produzione: 1997
Durata: Serie TV 6X3 min.
Aspect ratio: 1.33 : 1
Audio: stereo
Lingue originali: inglese
Produzione: MTV Europe
Genere: documentario
Trasmesso da: MTV Europe 1997

Sinossi e presentazione originale

Reportages sulla città di Londra attraverso le sue comunità musicali
Regia

Paolo Caredda

Soggetto

Paolo Caredda

Producer

Il giamaicano

Fotografia

Paolo Caredda

Montaggio

Sconosciuto

Videografica

Sconosciuto

Musica originale

Aphex Twin
AA.VV.

Produzione esecutiva

MTV Europe

Cast

Aphex Twin

Cast

Aphex Twin
Altri interpreti sconosciuti

Location

Londra

Camere e cineprese

Sconosciute

Nuova digitalizzazione e restauro 2025, preview

Questo film è stato digitalizzato e restaurato
grazie al progetto "Wunderkammer",
sostenuto dal PR FESR Emilia-Romagna 2021 2027, sostegno all'innovazione e agli investimenti delle imprese culturali creative
Loghi istituzionali



Altri materiali

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Sulle tracce del DJ Mascherato / 1999

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Sulle tracce del DJ Mascherato • 1999


Master: DVCPRO
Nastro: Maxell DVP-66M
Anno di produzione: 1999

Durata: 15'06”

Aspect ratio: 1,33:1

Audio: stereo

Lingue originali: italiano

Produzione: Tele+

Genere: rubrica all'interno della Trasmissione Com'è mockumentary
Trasmesso da: Tele+ autunno del 1999

Sinossi e presentazione originale

Prodotto nel 1999 da Tele+, come segmento della trasmissione Com’è.


Altre risorse

-
Regia

Alessandro Diaco

Soggetto

Alessandro Diaco
Paolo Caredda

Producer

Paolo Caredda
Carmen Acquati
Claudio Scotto

Montaggio

Benedetto Lanfranco


Fotografia

Alessandro Diaco

Produzione

Tele+

Musica originale

AA.VV.

Cast (Incompleto)

Carlo Antonelli

Location

Genova

Camere e cineprese

Sony Handycam DCR-VX1000
Nuova digitalizzazione e restauro 2025, preview

Questo film è stato digitalizzato e restaurato
grazie al progetto "Wunderkammer",
sostenuto dal PR FESR Emilia-Romagna 2021 2027, sostegno all'innovazione e agli investimenti delle imprese culturali creative
Loghi istituzionali